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lunedì 16 luglio 2018

LE PERIZIE SUI GIOIELLI: I FALSI AFFARI, EVITARLI E SMASCHERARLI

LE PERIZIE SUI GIOIELLI: I FALSI AFFARI, EVITARLI E SMASCHERARLI. 

L'ESPERIENZA DI "SOS PREZIOSI" Sos Preziosi


Diamanti grezzi. Per gentile concessione di Sos Preziosi







Gioielli e pietre preziose hanno sempre avuto un fascino senza tempo che nei secoli le ha rese oggetti del desiderio di schiere di donne e non solo. A causa della loro bellezza e rarità, vengono considerati beni di lusso, perché i loro costi sono alti, spesso proibitivi, tanto da costringere la maggior parte degli appassionati ad accontentarsi di ammirarli con ardore nelle vetrine delle gioiellerie. Per questo quando capita di trovarne a prezzi molto accessibili è difficile non cedere all’ entusiasmo di poter finalmente realizzare un desiderio, ma bisogna fare molta attenzione: in questi casi dal farsi prendere per la gola al farsi prendere il collo… è un attimo!
È necessario fare molta attenzione a dove e da chi si acquista il gioiello, e anche se delle volte può essere difficile per i meno esperti distinguere un gioielliere onesto da un bravo affabulatore, bisogna analizzare con calma la situazione. Meglio diffidare di gioielli molto preziosi portati in spiaggia da venditori non ben precisati, magari capitati per caso solamente un giorno o da venditori di qualche mercatino per turisti  durante un viaggio esotico.  Il rischio di essere truffati in queste occasioni è alto, ed io consiglio di non spendere mai cifre importanti in situazioni di dubbia affidabilità. Levatevi pure qualche sfizio non molto costoso se ci tenete, ma per un acquisto importante rivolgetevi sempre a gioiellieri qualificati e, specialmente se il valore del gioiello è molto alto, non vi fidate di certificazioni fai-da-te, magari scritte a mano da persone non preparate, perché la reale certificazione di una gemma, quella con valore legale, la può rilasciare solo un gemmologo.

Nel caso in cui l’acquisto incauto sia già avvenuto, c’è qualcosa che si può fare per rimediare? Fortunatamente la risposta è sì. Forse non tutti sanno è che ci si può rivolgere ad esperti gemmologi qualificati che, grazie alla loro competenza ed esperienza e con l’aiuto di una specifica strumentazione, possono effettuare una perizia sull’oggetto, rivelandoci così se siamo stati degli abilissimi affaristi oppure dei compratori un po’ ingenui.

Per raccontarvi alcuni episodi di truffe mascherate da affari ho chiesto aiuto a "SOS PREZIOSI", un gruppo di gemmologi e periti il cui lavoro consiste proprio nel dare certezze in situazioni poco chiare e smascherare eventuali truffe.


PRIMO CASO: i tre finti rubini naturali

Metodo della fusione a fiamma di Verneuil per la creazione del rubino sintetico. Foto prese da internet.


Tre signore pochi giorni fa hanno acquistato da un venditore dai tratti orientali su una spiaggia tre rubini venduti come naturali, pagati 360 euro totali (quindi 120 euro l’uno). 

Analizzando i tre rubini (ad occhio prima e con la strumentazione poi) sono risultati sintetici, cioè artificiali, con le stesse caratteristiche fisiche e chimiche dei naturali e resi simili ad essi tramite il metodo della fusione a fiamma Verneuil (Auguste Verneuil è uno scienziato francese che a fine Ottocento inventò questo procedimento per creare rubini sintetici. Consiste nella formazione della pietra all’ interno di un forno grazie alla caduta della polvere dall’ alto, che ricorda la formazione delle stalagmiti). 

Il valore reale di queste pietre è sui 30 euro totali, cioè circa 10 euro ognuna. Un campanello d’ allarme è stato il fatto che le pietre avessero le inclusioni a rete classiche dello shock termico, al quale sicuramente sono state sottoposte con l’intento di creare le fratture tipiche del rubino naturale. Un rubino naturale però, non avrebbe mai delle fratture a rete.



SECONDO CASO:  il lingotto d’oro

 Lingotto d’oro. Foto da internet.


Analizzando un lingotto d’oro di circa 250 grammi comprato all’ estero, gli specialisti notavano una maggiore resistenza del trapano man mano che ci si avvicinava verso il centro, per cui, allarmati, decidevano di segarlo in due notando che nella parte centrale era di un colore più giallo. L'analisi scopriva che la parte interna più gialla era in realtà una foglia di ottone spessa circa 3,5 millimetri, stimata sui 150 grammi e della stessa lunghezza. Quindi il peso reale dell’oro risultava di circa 100 grammi.

La proprietaria aveva pagato il lingotto di 250 grammi circa 6.000 dollari (5.500 euro) perché il costo dell’oro era 24.000 dollari al chilo, contro gli 8750 euro che le sarebbe costato in Italia (35.000 euro al chilo). Se il lingotto fosse stato completamente d'oro la signora avrebbe fatto un buon affare, mentre, poichè la parte effettiva di oro pesava 100 grammi, in Italia le sarebbe costato solo 3.500 euro. Per cui la truffa ammonta a 3.250 euro.


TERZO CASO: fenaciti vendute per diamanti

Due esemplari di fenacite tagliati e lucidati. Foto da internet.

I periti hanno eseguito l’analisi di due pietre grezze vendute come diamanti al ritorno di un viaggio in Sud Africa.
Dopo averle osservate alla lente con dieci ingrandimenti ed aver eseguito l’indice di rifrazione, è stato scoperto che si trattava di fenacite grezza. La fenacite è un minerale (ortosilicato di berillo) con una lucentezza molto simile a quella del diamante, e nella varietà limpida ed incolore è a volte usata come gemma. È già capitato varie volte purtroppo che fossero vendute per diamanti data la somiglianza.



QUARTO CASO: certificati di garanzia senza valore reale

Anello con smeraldo centrale e diamanti di vario taglio. Foto da internet.


I periti hanno ricevuto la richiesta di un parere da un utente su un certificato di garanzia rilasciatogli da una gioielleria per l’acquisto di un anello in oro giallo con smeraldo di tre carati montato a solitario.
Cito il testo della garanzia, che tra l’altro non menzionava la gemma: “Analizzando la pietra che personalmente ho venduto al Sig. xxx, mi assumo tutte le responsabilità civili e penali per la genuinità della gemma che gli ho venduto”. Questo certificato, che non è neanche stato scritto da un gemmologo, non ha nessun valore. Non contiene riferimenti identificativi di ciò che è stato venduto, né la gemma e né il metallo, e dice solo qualche parola messa lì per rassicurare il cliente. In questi casi, ci spiega il gemmologo Marco, piuttosto che scrivere finti certificati senza valore, meglio dire che si è trattato bene il cliente e lasciarsi con una stretta di mano.


QUINTO CASO: smeraldi, rubini, perle e giada imperiale…. Oppure no?

Smeraldi grezzi. Foto da internet.

Una signora ha acquistato durante un viaggio in oriente tre collane di smeraldi, sei fili di rubini, un filo di perle di mare coltivate e un vaso di giada imperiale. Al ritorno in Italia ha voluto contattare i periti di “Sos preziosi” per una valutazione dei suoi acquisti. Purtroppo è stato scoperto che le collane di smeraldi erano in realtà di calcedonio verde,  i fili di rubini erano di quarzo tinto, le perle di mare coltivate, perle di acqua dolce coltivate, e il vaso di giada imperiale un vaso di serpentino tinto di verde. Una volta scoperta la truffa, la signora ha detto che si rivolgerà al consolato per capire se si può fare qualcosa, ma sarà difficile rimediare il danno. In questi casi meglio acquistare se realmente in grado di riconoscere i preziosi, altrimenti meglio lasciar perdere.

SESTO CASO: l’alessandrite

Esemplare di corindone sintetico. Per gentile concessione di Fausto Maria Franchi Bottega Franchi  (bottegafranchi.com)

Dopo aver acquistato un'alessandrite in Egitto ad un prezzo di 900 dollari, una signora ha richiesto un’analisi gemmologica. I periti di “Sos Preziosi” stavolta hanno scoperto che la gemma altro non era che un corindone sintetico

Il corindone è un minerale che può assumere varie colorazioni,  della cui famiglia fanno parte anche il rubino e lo zaffiro. In questo caso oltre a non essere alessandrite, la gemma era anche sintetica, cioè fatta in laboratorio. Vale sempre il discorso che se non si è sicuri di cosa si sta acquistando, meglio astenersi.


SETTIMO CASO: zaffiri colorati artificialmente

Zaffiro taglio brillante rotondo. Foto da internet.


I periti hanno analizzato due zaffiri con un colore bello ed uniforme costati molte migliaia di euro al loro proprietario, che dopo attenta analisi sono risultati due corindoni incolori colorati artificialmente di blu. Purtroppo è sempre più raro trovare gemme con colori realmente naturali, e si ricorre quasi sempre a trattamenti di vario genere che ne modificano l’aspetto, al fine di renderle più simili a quelle più preziose. 

Il trattamento effettuato in questo caso si chiama "Deep Diffusion Treatment" e consiste nel diffondere in profondità tramite il riscaldamento un additivo, in questo caso il cobalto, che lo rende da incolore ad un blu intenso. Allo spettroscopio è risultato che le gemme erano mancanti della banda di assorbimento a circa 450 nm., che avrebbe determinato la presenza di ferro e quindi la naturalità del colore. Quando questa banda è mancante, si può essere certi che si tratta di un trattamento di termodiffusione. Una prova meno tecnica ma altrettanto efficace per scoprire quando le pietre hanno subito questo tipo di trattamento, è mettere le gemme in un bicchiere di plastica bianco pieno d’acqua girate con la parte superiore appoggiata al fondo (a “tavola” in giù). Se si nota che andando verso il centro, le pietre perdono progressivamente colore dalla circonferenza al centro, è sicuro che sono state colorate artificialmente.



OTTAVO CASO: certificato di garanzia o nota informativa?



Esempio di certificato di garanzia scritto a mano da un gioielliere, senza validità legale.

Si tratta di un altro caso di certificato di garanzia redatto da un gioielliere. A differenza dell’altro, il testo dava delle generiche informazioni sulla gemma. Cito testualmente “Si certifica che la gemma in esame è un Rubino naturale birmano di carati 2,38 incastonato in oro a 18 carati. Si rilascia il presente certificato per tutti gli usi consentiti dalla legge.” In questo caso la forma più dettagliata rispetto al precedente non deve trarre in inganno: innanzitutto non è chiaro chi abbia esaminato la gemma, la quale comunque è priva del certificato che ne dichiara la grandezza e la provenienza. Visto al microscopio infatti, il rubino in questione è risultato avere delle inclusioni (dette “canaletti isorientati”) caratteristiche dei rubini thailandesi e non birmani, per cui non è esatto il luogo di provenienza reale.

Dando per buono il peso della gemma, si è analizzata la dicitura del metallo sul certificato. Oggi non si scrive più 18 carati, ma 750/000 (settecentocinquanta/millesimi), e va sempre specificato se si tratta di oro bianco o giallo. Inoltre manca la dichiarazione del peso totale del gioiello, oro e gemma, e la dicitura: “ai sensi dell'artt. 1490 - 1491 c.c.". Quindi in casi come questo più che certificati è opportuno considerarli note informative (spesso neanche esatte, come in questo caso).


NONO CASO: lo zircone sintetico al posto del diamante

Zirconi imitati in laboratorio, anche detti cubic zirconia. Foto da internet.
Terminiamo la nostra carrellata con un caso molto particolare. Un cliente ha dato da montare ad un laboratorio orafo un diamante acquistato in una gioielleria con il certificato di un altro negozio. L'artigiano orafo si è fidato di quanto dichiarato dal certificato e ha provveduto alla lavorazione richiesta. Durante la saldatura però, la pietra si è addirittura sbriciolata a causa del calore. 

Dall’esame dei periti è stato riscontrato che in realtà si trattava di uno zircone sintetico. Ora purtroppo sono tutti coinvolti in una causa legale. Il consiglio che è stato dato al cliente è stato quello che acquistare solo gemme certificate IGI, HRD o GIA o in alternativa, di portare con sè un gemmologo che lo consigli durante l’acquisto in gioielleria.




In base ai casi che vi ho presentato, mi è venuto spontaneo fare qualche domanda a Marco, il gemmologo di “Sos Preziosi” che ci ha raccontato gli episodi a lui accaduti, per aiutare i miei lettori a non cadere nelle tante trappole in cui è facile incorrere:

“Marco, quali sono le cose importanti da valutare nel caso si voglia acquistare un gioiello importante?”

“Giulia, ovviamente è difficile rispondere in poche righe a questa domanda. La verità è che in questo campo si dovrebbe comprare solo se si è in grado di riconoscere ed identificare le gemme e i trattamenti, altrimenti meglio lasciar stare e affidarsi ad un professionista. Per me, che sono 32 anni che svolgo questo lavoro, è automatico verificare peso, dimensione, consistenza e altri parametri, ma capisco che un non esperto non sia in grado di valutare.Occorre per lo meno controllare le quotazioni del metallo di cui è fatto il gioiello, e poi analizzare le gemme eventualmente incastonate per poter dare un valore attendibile. Sommando tutti questi valori abbiamo il valore complessivo dell’oggetto, a cui va aggiunto un 20% se appartiene ad una griffe. Consiglio ai meno esperti di acquistare solo gemme tagliate e certificate, quindi in blister sigillato, controllando che la sigillatura sia integra e che il certificato corrisponda alla pietra. Gli enti più sicuri ed importanti a livello internazionale che vendono gemme certificate sono IGI, HRD e GIA. Non bisogna fidarsi delle certificazioni gemmologiche scritte a mano e contenenti dati non specifici, perchè in questi casi è meglio considerarle solo note informative. Se non si è certi di acquistare quanto dichiarato meglio non acquistare”.

“Quali caratteristiche deve avere una certificazione gemmologica seria?”

“Sicuramente la data, la descrizione accurata dell’oggetto, il titolo dell’oro e l’eventuale marchio di identificazione del fabbricante, il tipo di gemme incastonate, il numero, il peso in carati delle stesse e il peso totale dell’oggetto”.


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